Menù

                      


Luciana Perego


Le cose sono il punto fermo, stabilizzante della vita.


I riti trasformano l’essere-nel-mondo in un essere-a-casa.


Essi, dunque, rendono la vita resistente.


Byung-Chul Han – la scomparsa dei riti

 

Mi appassiona il tema del vuoto quale dimensione in cui le cose accadono, dove il movimento è possibile. Un luogo di risonanza, capace di stimolare la percezione del sacro; un non-luogo spirituale, abissale, dal quale si tenta la fuga attraverso il consumo; uno spazio, al nostro tempo, necessario all’emersione della singola parola e il suo etimo.

I “contenitori del vuoto” attraverso la forma e l’armonia dei colori, esercitano attrazione sulle emozioni; catturano, per poi trattenere dentro il loro impalpabile contenuto.   Giocarci, significa fare spazio alla parola che risuona, quella che vuole essere compresa, mentre il contatto con l’argilla infonde quiete.

La mia produzione è considerevolmente limitata: evito di usare macchine o stampi. Ogni pezzo, creato a lastra, a colombino o con un tornio manuale risponde del momento, dello stato d’animo. Ciò richiede tempo e costringe ad una continua progettazione ma concede un rapporto musicale con la materia, smuove il vissuto, invita a dargli forma e un nome.   

Utilizzo l’argilla quale strumento per lavorare con le emozioni: ho messo a punto un particolare modulo di “manipolazione sensoriale”, sapendo che l’argilla, per provenienza dal regno minerale, induce alla quiete e che, per sua natura assorbe e rilascia, favorendo un processo di fioritura.

Conosco il fascino dello sperimentare con il fumo e il fuoco, che sono giochi e improvvisazioni tipiche del fare ceramica Raku: essa mi affascina, sorprendente nei risultati cromatici, inattesi, a volte migliori della stessa aspettativa; indomabile nel suo essere materia assorbente esposta all’affumicatura.

Del fare ceramica, penso che non esiste limite alle possibilità. La ceramica è antropologicamente dentro di noi, da sempre accompagna la storia dell’uomo. A lei, spesso mi affido per dare consistenza al mio sentire, sapendo che, come l’acqua, può assumere qualsiasi forma e, in più, la mantiene nel tempo.

Esposizioni recenti:

Noto –  Ex Monastero Santa Chiara  - Mostra internazionale del libro d’Artista

Venezia Art Gallery – Collettiva arte contemporanea

Scicli -  Palazzo Favacchio,  personale

Santo Stefano di Camastra - Museo della Ceramica, personale

Sampieri - Teatro di  Pietra, il fuoco, performance Raku

Caltagirone - Museo Diocesano – installazione in memoria di Carla Accardi, la tenda

A Ispica - La Sciabica, progetto Eumenidi 

Pozzallo - Spazio Meno Assenza, progetto Eumenidi

Scicli – Mavie Spazio Arte,  L’arte della propria ragion d’essere

Scicli -  Mavie Spazio Arte,  Vissi d’arte vissi d’amore


VEDI TUTTE LE OPERE DI LUCIANA PEREGO


Critiche:

La considero una personalità significativa della scultura. Nel suo lavoro, legittima sentimenti e inclinazioni per qualcosa di sua intima necessità. Deforma oggetti tridimensionali per una bellezza che ha le sue sorgenti non nella vita fisica ma, nella vita intellettuale, raggiungendo nelle sue sculture espressivi moduli plastici, dal volto intenso, dotate di anima ma, con lo sguardo assente. Temi che la nostra artista cala in una atmosfera irreale, magica, sospesa, eppure intriganti nella definizione del loro essere. E' straordinariamente ricca la potenzialità espressiva della sua scultura. Tutte le cose diventano come un mare che si sposta continuamente da una riva all'altra, che si allontana da sé per giungere al proprio contrario col quale si identifica per poi ritornare alla propria riva. La sua esistenza quindi é vivere in un polo anticipando con la mente il polo opposto. E' una creatura, la scultura di Luciana Perego, non consumata dal fragore , dal caso, ma un oggetto comprensibile nella ricchezza dei suoi indumenti. Le sue figure ospitano in modo intimo i preziosi  doni della natura vivente, l'anatomia del proprio universo, figure speculari che fecondano immagini del suo mondo interiore. E' un'artista che sa divenire specchio del suo tempo e con tutte le aspirazioni e le vicende dello spirito moderno.  Un'arte, quella di Luciana Perego che ha la capacità di saziare persino la nostra dignità.


Gianni Longo , scrittore e critico letterario

 

 

Per Luciana Perego l’arte ceramica è un mezzo per concretizzare l’immateriale, i pensieri; un modo per sentire e comprendere il vuoto, nella presenza-assenza di un contenitore, che come un corpo femminile accoglie. Le possibilità che il materiale offre, nella duttilità manuale che consente, dà vita ad una sperimentazione che dal regno minerale sposta l’interesse verso i concetti di presenza-assenza, il togliere e l’accumulare, lo scavare e l’inturgidirsi del mezzo, in una sintesi creativa che è potere generativo e insieme sforzo per ridurre le forme e i contenuti all’essenziale. La ricerca sulla forma mira pertanto a portare all’estremo le possibilità della materia, realizzando cavità, estroflessioni, sfide alla gravità e alle forze che vi si oppongono. Alcune opere sembrano sottoposte ad una tensione non resistibile per una sostanza così fragile, eppure il concorso di acqua, fuoco e aria permette di concretizzare l’inesprimibile, di mettere alla prova rapporti estremamente labili, e la stessa facoltà immaginativa, oltre che attuativa, dell’artista. La ceramica, come unione e fusione dei quattro elementi, in particolare nella tecnica del raku, in cui interviene il caso a sconvolgere i progetti e a suggerire nuove soluzioni, riesce sapientemente ad amalgamare mito e storia alla contemporaneità, farci avvertire la sua quieta meditatività, che diviene solido equilibrio a contatto con la stabilità della terra. La pratica del lavoro artistico è infatti anche postura, disciplina, stabile ancoraggio e pure permette allo spirito di librarsi al di sopra delle cose terrene e di raggiungere la dimensione delle idee, di spogliare la coscienza degli eccessi del vissuto, e arrivare a cogliere i presupposti dell’esistenza, con tutte le implicazioni e correlazioni che questa comporta, ad individuarne il peso e nel contempo la leggerezza. È esempio di questo percorso d’indagine, l’opera “il desiderio” (11x18) cad. coppia di figure in argilla rossa e smalti, 2019. Le due figurine si reggono il cappello, in un gesto che suggerisce allo stesso tempo speranza e attesa, quella, appunto di essere oggetto di desiderio, attendere che qualcuno ci attenda. Le due donne danno l’impressione di essere amiche o sorelle, che guardino in lontananza, aspettando qualcosa, forse il destino, che non si sa quando potrà sopraggiungere.  Ancora una volta, lo spazio è fondamentale, e diviene comprimario nella realizzazione dell’opera.


Prof Giorgio Grasso, storico e critico d’arte





© 2022 - ArtOnline20 S.R.L.
Live Chat offline

L' Assistente Personale è impegnato, inviaci un messaggio.