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Elisabetta Manghi

Elisabetta Manghi nasce nel 1969 a Reggio Emilia. Fin da piccola dimostra propensione alla creatività, alla ricerca delle emozioni e al disegno. Figlia d’Arte papà Giuseppe pittore naif e scrittore di diversi libri, le trasmette fin da piccola l’amore per l’arte in genere e l’apertura mentale verso le persone. Negli anni sperimenta il disegno tramite la matita il bianco e nero e le terre, la ricerca è continua. Nel 2007 inizia a frequentare vari corsi di pittura tra i quali dalla maestra e artista Nicla Ferrari, sperimentando i colori ad olio su tela e tavola e approfondendo la ricerca del colore nei quali prevale l'interesse per la figura umana ed il ritratto, rappresentati sia con l'utilizzo dei colori che con il monocromo, bianco e nero. Nel 2007 arrivano le prime mostre. Ha all'attivo innumerevoli mostre sia collettive che personali in tutta Italia Roma, Firenze, Napoli, Modena, Reggio Emilia, Venezia, Parma, Bologna, Piacenza, Genova, Ferrara Mantova, Bergamo, Ostia, Milano ecc. Tra le gallerie più importanti galleria Wikiarte Bologna, Fondazione Mazzoleni Alzano Bergamo, Galleria MAD Mantova. È presente in vari cataloghi d'arte: tra i più importanti CAM num.56 Mondadori 2020 con una pagina e un trafiletto "Sensazioni Mondadori", Wikiarte 2 pagine, "Liburni Arte" Con 3 pagine. Vari premi a lei assegnati e premi vinti. Numerose sono le critiche ricevute dai vari esperti tra le più importanti: Renzo Mezzacapo Direttore artistico, Denitza Nedkova critico Ferrari giornalista, Borgognone giornalista.

Osservare, osservarsi, osservando… Il dettaglio dominante è quello che colpisce il primo sguardo sull’arte della pittrice reggiana Elisabetta Manghi. Il metodo sineddoche di rappresentare l’unità con un su elemento tradisce un’osservazione e selezione attenta del soggetto che genera là immagine. Il risultato, metonimico come il metodo creativo, è un’arte d’impostazione fotografica, influenzata dalla visione surreale, ma sincera come il magico realismo di Frida Kahlò. La femminilità dell’espressione è spezzata dalla presenza dominante di un dettaglio, cromaticamente contrastante con la figurazione bicromata, che diventa punto focale e sbilancia ogni inconsapevole simmetria di classicheggiante. L’osservazione attenta, la dedizione al singolo elemento, l’attenzione per la parziale raffigurazione della forma avvicina il modus operandi della Manghi a l tanto discusso voyeurismo artistico democratizzato dal processo di creazione dell’immagine fotografica. Da una parte questo meccanismo voyeuristico diventa una forma di divertimento diffusa, tutti scattiamo foto con o senza motivo, ma all’arte permette un’analisi specifica della forma e dei suoi componenti, reale e non descrittiva, che genererà, dopo il banchetto figurativo della fotografia, risultati pittorici come quello della Manghi. Intromettersi, oltrepassare e distorcere la realtà con un’immagine vera e non immaginata non è più priorità del mezzo fotografico. La pittura se ne impossessa, crea correnti come la Narrative Art e trasgredisce, spingendosi fino al Voyeurismo concettuale dei performer. Da questo punto, avendo osservato la realtà in tutti i modi con l’atteggiamento voyeuristico, l’artista si rivolge verso se stesso. Le opere di Manghi dimostrano, sì, un’attenta osservazione del reale, ma soprattutto un preciso formalizzare di moti interni e intimi dell’artista dei quali, osservando, se ne appropria lo spettatore. Ritratti che tramite un viso, un corpo o un solo dettaglio di essi os servano chi osserva per osservarsi. Dal punto di vista stilistico è indubbia l’influenza di fenomeni artistici della metà del XIX sec. quali il Surrealismo o il Realismo Magico, soprattutto nell’impostazione dell’immagine e il trattamento delle forme. Si avverte, però, anche l’ascendente di quell’arte classica che dalla pennellata drammatica della Gentileschi alle sensuali tonalità di O’Keeffe tratteggia tutta una storia dell’arte femminile, che Manghi segue e riconferma tramite le scelte cromatiche e il modellare della luce. Un operato artistico che, con le cifre stilistiche ed esecutive della pittura e della fotografia, completa il cerchio cui si sottopone ogni lavoro artistico: osservare osservarsi. 

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