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MIXED MEDIA BIANCA BEGHIN ' EBBREZZA ' dimensioni L 80 x H 80 cm.

Mixed Media su tela - Titolo " Ebbrezza " by Bianca Beghin . Anno 2020 - Dimensioni L 80 x H 80 cm. Opera Unica - Certificato di autenticità.

Mixed Media su tela - Titolo " Ebbrezza " by Bianca Beghin.

Anno 2020 - Dimensioni L 80 x H 80 cm.

Opera Unica - Certificato di autenticità.


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#Bianca Beghin #Pittura #Figurativo #80x80 #Mixed Media

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Descrizione: MIXED MEDIA BIANCA BEGHIN ' EBBREZZA ' dimensioni L 80 x H 80 cm.


Mixed Media su tela - Titolo " Ebbrezza " by Bianca Beghin.

Anno 2020 - Dimensioni L 80 x H 80 cm.

Opera Unica - Certificato di autenticità.

Art mixed-media tradotto è arte misto materiale (la tecnica mista o miscellanea denominata in Italia).
E’ una forma d’arte molto moderna e popolare che nasce delle arti visive fondamentali che sono: la pittura, il disegno e la scultura. I media misti sono un'opera d'arte
in cui sono stati impiegati più di un supporto o materiale. Assemblaggi e collage sono due esempi comuni di arte che utilizzano media diversi che faranno uso di materiali diversi tra cui: stoffa, carta, legno e oggetti trovati.

L'arte figurativa riguarda la rappresentazione di immagini riconoscibili del mondo intorno a noi, a volte fedeli e accurate, a volte altamente distorte. Non ha importanza l’estrema fedeltà al reale, purché questo venga in qualche modo raffigurato.

La pittura è l'arte che consiste nell'applicare dei pigmenti a un supporto per lo più bidimensionale, come la carta, la tela, la ceramica, il legno, il vetro, una lastra metallica o una parete. Il risultato è un'immagine che, a seconda delle intenzioni dell'autore, esprime la sua percezione del mondo o una libera associazione di forme o un qualsiasi altro significato, a seconda della sua creatività, del suo gusto estetico e di quello della società di cui fa parte. Chi dipinge è detto pittore o pittrice, mentre il prodotto finale è detto dipinto.


Bianca Beghin

Pittrice autodidatta, Bianca Beghin nasce in provincia di Padova, segue gli studi umanistici laureandosi in Lettere, non abbandonando mai la sua predisposizione all’arte in genere, in particolare alla pittura. 

All’età di 17anni presenta due opere in acquarello e china in una collettiva all’Antonianum di Padova, sarà la prima di una lunga serie.

Nel corso della vita si impegna a frequentare corsi per migliorare la sua tecnica finché conosce Andreas Kramer, pittore di fama tedesco, con il quale studia per 10 anni il colore e la luce, la poesia delle forme, il realismo e le astrazioni, le tentazioni e le tonalità del colore, la sensualità e l’astrazione.

La sua arte è contaminata dalle circostanze culturali e ambientali dell’epoca, tanto che trova nell’albero il simbolo naturale che rispecchia la sua anima e la femminilità.

I suoi alberi parlano come la penna di uno scrittore, raccontano e vibrano di tante emozioni, anche quelle che si provano nell’osservare quanto Madre Natura sia in pericolo, mentre lei la ama e la protegge innalzando la sua magnificenza sulla tela.

Le sue creazioni hanno una carica cromatica protesa alla ricerca costante di sollecitazioni emozionali, chiunque osservi un suo quadro sente il bisogno di soffermarsi per sentire crescere dentro delle vibrazioni che fuoriescono senza dubbio dallo stato di coscienza più intimo.

L’artista Bianca Beghin riesce a catturare il suo istante emotivo che tramuta in colore e i sentimenti esplorati sono lo stupore, il rimpianto, la liberazione, l’elevazione, la bellezza. Tutto ci riporta alla femminilità che di fatto Bianca rivede nella natura, madre sensibile e delicata, coraggiosa e magnetica.

L’artista Bianca Beghin ottiene sempre il favore della critica in ogni sua Personale, un piacere che dichiara lei stessa venire sempre dopo il più importante, quello di poter dipingere. 

“Creo opere in cui i confini delle cose sembrano sfuggire sempre più e dove l’Arte diviene confessione libera e misteriosa.”


VEDI LE OPERE DI BIANCA BEGHIN


Mostre recenti:

2020   Tempesta Cromatica – Banca Mediolanum – Arzignano VI

           La Rinascita – Fondazione Mazzoleni – Alzano Lombardo BG

           BAF Bergamo Arte Fiera

           Affordable Art Fair Milano- Galleria Expart Italy

           Sequenze – Loggia di Noale TV

2019   Arte Investimenti– Milano – Italy

           Fiera D’arte  Forlì Italy

           Paviart – Italy

           Arte Padova – Galleria Ess&rre – Padova Italy

           Passato Presente Futuro – Rhetie Gallery Vicenza- Italy

           Uno Sguardo Oltre Il Visibile – Galleria Città di Padova

           Armonia Degli Opposti – Portopiccolo Sistiana- TS –     Fondazione    Mazzoleni

           Blu – Galerie der SozialKasse des Baugewerbs – Berlin

           Entazioni Di Colore – Summer Akademie – Bohlen- Thuringer – Germany

            Metamorfosi – Galleria Ess&Rre – Roma

            L’astratto Che Emoziona – Galleria Artime – Udine- Italy

            Resilienza – Loggia Della Gran Guardia – Padova  

2018    Sequenzen Malarei aus Italien – Galerie der SozialKasse des Baugewerbs – Berlin

            IL PIACERE – Spazio Biosfera –Padova

            Iperrealismo E Realismo Magico – Palazzo Zenobio – Venezia

            R8 Rassegna Di Arte Contemporanea – Casa dei Carraresi TV Italy

            La Natura Che Canta Con L’anima – Castello del Catajo- Battaglia Terme PD Italy

            I Luoghi Del Cuore – Artemisia Gallery – Padova- Italy 

2017    Arte Padova Italy

            Banca Fideuram Padova – Italy

2016   Quarantennale d’Arte Città di Padova- Galleria Cavour - Padova Italy

           Collettiva Mistelbach Austria

           Quaranta+Quaranta – Senden Germany

            Biennale Arte della Saccisica- Centro Culturale San Gaetano Padova- Italy       

PREMI

2019   Premio Combat Prize Nominata

2018    Premio Combat Prize Nominata 

2017    Lo Sguardo – Concorso Internazionale Arte Contemporanea MAG Padova


"Quando qualcuno mi chiede chi sono mi viene spontaneo dire: “il colore delle mie opere”, se hai visto i miei quadri capirai di che cosa sto parlando.

Le sfumature che hanno tinto la mia vita, la sete di conoscenza che mi ha invasa da piccola, la capacità di reagire con nuances vivaci ai dispiaceri, raccontano l’empatia il coraggio con cui affronto la quotidianità. I soggetti che dipingo sulla tela parlano del mio sentire che adagio  delicatamente sul silenzio delle fragilità del tempo e che valico per salire in vetta alla ricerca di pace e tranquillità.

Come uno scrittore racconto le gioie, i cambiamenti, le sofferenze e le vittorie della vita, ma al posto della penna utilizzo i colori.  All’inizio della mia esperienza dipingevo per diletto, il sol mescolar colori e imbrattar tele mi riempiva di gioia, ciò che ignoravo da ragazzina era come questa passione si sarebbe trasformata in linfa vitale da adulta.

Nel ricercare la mia anima ho sentito il bisogno di rendere omaggio alla natura scegliendo un simbolo: l’albero.  Espressione altera e mutevole dello scorrere del tempo, per me è la rappresentazione della femminilità, madre sensibile e delicata, coraggiosa e magnetica.  L’albero si trasforma con il susseguirsi delle stagioni, esattamente come noi ci modifichiamo lungo il corso della vita. Se lo osservi non ha filtri come non li ha l’anima e tutte le emozioni che provengono da lì le trasformo in colori che poi condivido sulla tela. 

Se nell’anima riconosco la parte più vera dell’essere umano dove albergano i capisaldi della vita, l’albero è l’essenza della natura, il suo nucleo necessario senza il quale non ci sarebbe vita.  Se la metafora funziona la domanda che mi pongo spesso avrebbe una doppia valenza: “Le stiamo portando rispetto?” La tempesta Vaia che il 29 ottobre 2018 ha distrutto i boschi alpini del Veneto, Trentino e Friuli ne è una risposta. 14 milioni di alberi caduti, in prevalenza abeti rossi, su una superficie di oltre 40 mila ettari. Ecco cosa lascia il furore di una natura non rispettata che si ribella, ecco come le emozioni che provo emergono forti e mi costringono a osservare, a comprendere, a riflettere.  Il mio grido sono i colori con cui omaggio la sua magnificenza quanto l’urgenza di difenderla. 

Io non posseggo la mia arte, mi libero di essa appena il quadro è compiuto e con amorevole gesto la consegno a te che lo arricchisci della tua esperienza, del tuo sentire, del tuo essere. Mi piace molto parlare di vibrazione quando mi metto all’opera, è una sensazione che molti colleghi comprendono perché l’hanno sperimentata.  Per me è una sinfonia, solo che al posto delle note vibrano i colori e le tonalità e il quadro produce percezioni multisensoriali toccando corde profonde e stimoli istintivi che mi appartengono. Prendi per esempio le emozioni della donna, altro soggetto che amo interpretare e che propongo delicate come un petalo, intriganti e misteriose come le sfumature che si intrecciano, spirituali e invitanti, romantiche e forti. 

I colori che scelgo per rappresentare l’essenza femminile non sono altro che la temperatura psichica del mio essere, la sensazione profonda della mia anima. Senza presunzione, credo possa essere condivisa da tutte le donne perché osservando un quadro, così mi dicono, riconoscono il loro linguaggio, una traccia, un’emozione, che sicuramente appartiene a un’intimità che non ho il privilegio di conoscere. Questo è il cammino pittorico che ho fatto in tutti questi anni, semmai una manciata di parole possano essere sufficienti per spiegarlo. Ho cercato di raccontarti un po’ di me, di quello che sento e provo mentre dipingo.  Spero di essere riuscita a farti entrare nel mio mondo, anche se basta soffermarsi qualche istante in più sulle mie opere per capire la mia vera essenza."

Bianca Beghin


Critica di Erica Lacava

Il lavoro di Bianca Beghin vive di emozioni. Ha una sintassi semplice, composta da pochi elementi essenziali: tronchi, rami svettanti verso il cielo, un terreno d’appoggio. Tra questi, si erge ritagliato il cielo, come una coperta composta di tessuti differenti in cui i rami sono le cuciture, come una vetrata decorativa dal sapore art nouveau. Ma di decorativo i lavori della Beghin hanno ben poco, incentrati come sono sull’istante, sul respiro presente, sulla fissazione di un momento, piacevole o doloroso che sia. Al palpito di questi attimi rimandano i titoli delle opere, che si fanno confessione intima e racconto di atti di esperienza vissuta. Cartoline ricordo condivise, in cui il tempo si ferma in immagini cristallizzate, agglomerati di sensazioni che recano con sé il profumo delle madeleine di Proust.

I lavori della Beghin sono concrezioni di ricordi, in cui i boschi diventano luoghi dell’anima. La memoria, staccandosi dall’oggetto, da fisica si fa pura espressione, tingendo gli alberi di rosso, blu, verde, facendo loro perdere i connotati naturali. L’approccio antinaturalistico al colore, di chiara ascendenza espressionista, si sposa qui con una componente altamente simbolica che fa dell’albero la metafora della vita umana, con le sue stagioni, i suoi umori, la sua ferma resistenza alle intemperie e i segni che queste possono lasciare sulla pelle. Il tronco, liscio e asciutto, privo di foglie, si fa metafora del corpo umano, teso in un’ode o afflitto e ritratto su se stesso. In queste metamorfosi dell’albero nel corpo, e del corpo nell’albero, la figurazione lentamente scompare per lasciare il posto a un lirismo puro che si esprime attraverso un uso libero del colore, che mangia i contorni delle cose, li slabbra, restituendoci alla vista quello che può essere letto come la materializzazione di un sentimento. 

La poetica della Beghin è per principio a-descrittiva e a-figurativa. A partire da un breve richiamo oggettuale, che resta latente, l’artista si astrae lavorando per sottrazione, togliendo lentamente ogni riferimento materico alle cose. Nelle opere recenti si intravedono alberi, campi e marine perdersi in chiazze dense di colore, gettato a spatolate o fatto colare, puro, in modo istintuale. In quel che resta del paesaggio, seguendo il filo dei ricordi come attraverso la nebbia, il tessuto del reale si sfalda, le linee si rompono e appaiono tracce di informale.

Non rinnega il passato Bianca Beghin, ma lo ingloba in sé e lo supera, sapendo di lasciarne traccia, sotto la pelle dell’opera, come una filigrana tra le maglie del colore. Le emozioni che guidano la sua mano sono le stesse, gli orizzonti pure. Per chi conosce la sua opera non sarà difficile ritrovare richiami figurativi familiari e, aggrappandosi a un ramo, tramite esso lanciarsi all’interno del quadro. Qui troverà ad accoglierlo un trasporto più intenso, ormai non più contenibile, che esplode letteralmente per restituirci l’immagine di una pura emozione.


Erika Lacava

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