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OLIO SU TELA GIORGIO BONGIORNI ' NOTTURNO ' dimensioni L 70 x H 80 cm.

Olio su tela - Titolo " Notturno " by Giorgio Bongiorni . Anno 2000 - Dimensioni L 70 x H 80 cm. Opera Unica. - Certificato di autenticità.

Olio su tela - Titolo " Notturno " by Giorgio Bongiorni .

Anno 2000 - Dimensioni L 70 x H 80 cm.

Opera Unica. - Certificato di autenticità.


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Descrizione: OLIO SU TELA GIORGIO BONGIORNI ' NOTTURNO ' dimensioni L 70 x H 80 cm.


Olio su tela - Titolo " Notturno " by Giorgio Bongiorni .

Anno 2000 - Dimensioni L 70 x H 80 cm.

Opera Unica. - Certificato di autenticità.

La pittura a olio è una tecnica pittorica che utilizza pigmenti in polvere mescolati con oli siccativi. 

L’olio ha l’importante proprietà di mantenere inalterato il suo tono, prima, durante e dopo il suo prosciugamento. 

La pittura ad olio è insolubile nell’acqua. Ha forti caratteristiche di brillantezza, trasparenza, elasticità.

La pittura è l'arte che consiste nell'applicare dei pigmenti a un supporto per lo più bidimensionale, come la carta, la tela, la ceramica, il legno, il vetro, una lastra metallica o una parete. Il risultato è un'immagine che, a seconda delle intenzioni dell'autore, esprime la sua percezione del mondo o una libera associazione di forme o un qualsiasi altro significato, a seconda della sua creatività, del suo gusto estetico e di quello della società di cui fa parte. Chi dipinge è detto pittore o pittrice, mentre il prodotto finale è detto dipinto.


Giorgio Bongiorni - Cenni Biografici

Giorgio Bongiorni è nato nel 1949 a Gallarate e si è formato al Liceo Artistico di Brera presso la sede di Busto Arsizio. Dagli anni Settanta mostra, nella sua pittura, un’iconografia studiata e approfondita con temi psicologico-letterari, avvalendosi di una tecnica personale, figlia di una costante sperimentazione. La sua espressione pittorica nasce dall’introspezione e porta alla luce, attraverso un uso controllato di colori e segni, le sensazioni più profonde ma anche le riflessioni e le reazioni che suscitano in lui la condizione e i comportamenti dell’uomo nella società contemporanea.

Nel corso della sua intensa ricerca artistica, ha esordito proponendo una pittura figurativa per poi ampliare la propria ricerca verso l’arte astratta.

Nel suo percorso ha elaborato un lungo ciclo dedicato alle Tracce che l’uomo lascia nell’ambiente: l’uomo, fugace protagonista della vita sulla terra, sente la necessità di lasciare un’impronta del proprio passaggio, talvolta in modo inconsapevole. Questi particolari vengono ricreati sulla tela rendendo le tracce protagoniste del momento artistico: oggetti, vestiti, pneumatici vengono inseriti con maestria ed emergono con la volontà di ingannare lo spettatore attraverso finti effetti tridimensionali.

Altro interessante ciclo artistico di Bongiorni riguarda i lavori eseguiti utilizzando come supporto i pannelli di polistirene. In queste composizioni risulta fondamentale l’intervento della luce che, riflettendo sulla superficie dell’opera, ora in un modo, ora in un altro, regala effetti ogni volta differenti rendendo le pitture simili alla scultura.

La sua tavolozza, basata sulla predominanza di rosso, nero e bianco, uniti ai grandi formati, rendono i lavori di Giorgio Bongiorni portatori di uno stile che è distintivo del suo procedere.

Ha iniziato ad esporre nel 1977 e ha tenuto la sua prima mostra personale l’anno successivo alla Galleria M.P. di Busto Arsizio.

Nel 1988 è stato socio fondatore e primo presidente dell’Associazione Artistica 3A di Gallarate, dal 1991 al 2015 è stato socio del Circolo degli Artisti di Varese e dal 2016 è socio dell’Associazione Liberi Artisti della provincia di Varese.

Ha insegnato disegno e tecniche pittoriche nei corsi liberi dell’Università di Castellanza dal 1998 al 2001 e dal 2006 al 2013 ha insegnato nei corsi di tecniche pittoriche dell’Associazione C.A.B (Centro Arte Cultura Bustese) della città di Busto Arsizio (VA).

Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerose mostre collettive e personali. I suoi lavori sono ospitati in collezioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero. Vive e lavora a Gallarate.

 

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Relazione Critica:

Alle stesure larghe si alternano grumi di vibrazioni e nodi di vitalità coloristica caratterizzata da un costante controllo ed equilibrio del timbro tonale e da un’attenta e perfetta esecuzione che evita improvvisazioni e casualità. I suoi dipinti diventano sempre più luminosi, di una luce non descrittiva che nasce dall’interno dell’opera stessa, dalle qualità della sua pittura. Le sue figurazioni visionarie vengono spezzettate e frammentate in più parti da stesure di spazi astratteggianti che accentuano lo stato di inquietudine e disagio del riguardante.

Silvio Zanella.

Bongiorni tesse le sue tele come una dea e a volte Aracne, sfidando al fine se stesso. L’ordito e la trama di memoria-materia danno proprio questa profondità che dalla superficie del visivo induce, tramite la materia dell’opera ad andare oltre, ad entrare; a volte scaraventandoti, a volte accompagnandoti per mano. L’opera di Bongiorni – dalla grafica minuta e preziosa come gioielli, alle tele di buone dimensioni che urlano spazio architettonico – è un concerto di memoria – sangue / sensazione – parola / storia – favola / lavoro – poesia / amore – disperazione, in cui ispirazione fantastica – realtà visiva – abilità tecnica sono accordate all’unisono bel tentativo di riprodurre il “ La “ primordiale.

Deborah Ferrari

Relazione critica Prof. Silvio Zanella.

Direttore Museo d’Arte Moderna di Gallarate.

Seguo dagli anni settanta l’attività pittorica di Giorgio Bongiorni; nel ’79 gli presentai una mostra i cui dipinti potevano, e possono, essere considerati esorcismo liberatorio dalla sofferenza spirituale. Sono la confessione di un artista che non vuol subire, ed anzi denuncia, la condizione di uomo-macchina.

I titoli di quelle opere sono “ capitolazione di un ideale” , “ separazione del male”, “ ribellione al condizionamento”, tanto eloquenti da vanificare ogniu commento. Sono opere cromaticamente tese sino allo spasimo, che presentano forme irte di punte e di spigoli, quali immagini di struttura contaminate tra macchina e figura umana in fase di dinamica e tragica disintegrazione.

Dopo oltre un triennio lo spirito di Bongiorni si placa ed egli si indirizza su altre vie rinnovando forme e contenuti. Il suo colore diventa tonale, si stempera in accordi discreti e sussurrati ma non privi di identità e di robustezza pittorica, le forme si sciolgono, si ammorbidiscono e si arricchiscono, la rivolta e la rabbia di un tempo lasciano il posto al sogno a volte persino venato da malinconia.

Con la sparizione  della macchina sulla tela si presenta l’uomo con la propria integrità ed il proprio ambiente, con il paesaggio, l’architettura, i motivi decorativi che lo caratterizzano distinguendolo.  La composizione di questi frammenti viene presentata attaraverso la sovrapposizione e la dissolvenza: ricordi di vita, appunti di viaggio o di diario, particolari cavati dalla memoria, proposte della fantasia. Da queste immaginazioni nascono racconti fantastici e surreali.

Per quasi tuuo il decennio ottanta Bongiorni percorre e sviluppa questa posizione aperta, non perentoria, possibilista di ulteriori sviluppi che non tardano a venire verso la fine del decennio.

La sua tecnica pittorica si affina, diventa ricercata e complessa; alle stesure larghe si alternano grumi di vibrazioni e nodi di vitalità coloristica caratterizzata da un costante controllo ed equilibrio del timbro tonale e da un’attenta e perfetta esecuzione che evita improvvisazioni e casualità.

I suoi dipinti diventano sempre più luminosi, di una luce non descrittiva che  nasce dall’interno dell’opera stessa, dalle qualità della sua pittura. Resta coerentemente sempre presente nelle opere di Bongioni la creazione fantastica, il rifiuto della realtà definita e definibile, la tendenza al mistero.

Ora le sue  figurazioni visionarie vengono spezzettate e frammentate in più parti da stesure di spazi astrattegianti che accentuano lo stato di inquietudine e disagio del riguardante. Ancora una volta Bongiorni ci confessa che crede nella pittura, nella fantasia e nella spiritualità dell’uomo, non nella immutabilità solo apparente del reale.

Le ultime sue opere, del ’90, presentano misteriose forme che nascono dai suoi sogni e dalle sue inquietudini, ma non sono terribili, anzi hanno una dolcezza ed una grazia spontanea e naturale che mi fa’ deporre sull’autenticità di queste creazioni e credere che l’autore abbia raggiunto la non comune sapienza di saper leggere in se stesso.

Silvio Zanella

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