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OPERE-PITTPALUA-TONINOGOTTARELLI-ALL'INCROCIO

ACRILICO SU TAVOLA TONINO GOTTARELLI ' ALL 'INCROCIO ' dimensioni L 61 x H 103 cm.

Acrilico su tavola - Titolo " All 'incrocio " by Tonino Gottarelli . Anno 1994 - Dimensioni L 61 x H 103 cm. Quadro con la cornice. Opera Unica. - Certificato di autenticità.

Acrilico su tavola - Titolo " All 'incrocio " by Tonino Gottarelli .

Anno 1994 - Dimensioni L 61 x H 103 cm. Quadro con la cornice.

Opera Unica. - Certificato di autenticità.


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#Tonino Gottarelli #Pittura #Urban Art #60x100 #Acrilico su legno

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Descrizione: ACRILICO SU TAVOLA TONINO GOTTARELLI ' ALL 'INCROCIO ' dimensioni L 61 x H 103 cm.


Acrilico su tavola - Titolo " All 'incrocio " by Tonino Gottarelli .

Anno 1994 - Dimensioni L 61 x H 103 cm. Quadro con la cornice.

Opera Unica. - Certificato di autenticità.

La pittura è l'arte che consiste nell'applicare dei pigmenti a un supporto per lo più bidimensionale, come la carta, la tela, la ceramica, il legno, il vetro, una lastra metallica o una parete. Il risultato è un'immagine che, a seconda delle intenzioni dell'autore, esprime la sua percezione del mondo o una libera associazione di forme o un qualsiasi altro significato, a seconda della sua creatività, del suo gusto estetico e di quello della società di cui fa parte. Chi dipinge è detto pittore o pittrice, mentre il prodotto finale è detto dipinto.


Percorso biografico essenziale di Tonino Gottarelli

Facendo un salto panoramico sulle colline e guardando dall’alto, si apre al nostro sguardo una cittadina, nota per il suo Autodromo: Imola. Qui, in un vicoletto del centro di Imola, nasce nel 1920 lo scrittore-pittore Tonino Gottarelli, secondo dei tre figli di Lodovico e Irene Galassi.  Tale vicolo Brullo, lascerà una profonda impronta nel suo modo di vivere in quanto viene educato, prima delle scuole elementari, da uno strano signore che abita nella stessa strada e che passa le sue giornate ad istruire i ragazzi, i più piccoli del rione. Tutta la sua infanzia riceve un indirizzo particolare verso un modo di vivere forte e appassionante, che non indebolisce la sua sensibilità. Frequenta con ottimi risultati il Regio Ginnasio B. Rambaldi di Imola, quindi si laurea in filosofia all’Università di Urbino, discutendo la tesi “Aspetti del problema gnoseologico”.

Inizia l’insegnamento, periodo travagliato nella vita di Gottarelli: da prima come professore di storia e geografia nella scuola media, finché il suo interesse si sposta verso la psicologia dell’infanzia e insegna come maestro elementare nei luoghi più disparati del comprensorio imolese. E dunque… nel 1950 lo troviamo nelle vicinanze di Imola, a Tossignano dove insegna per 2 anni, mentre poco dopo è nella scuola elementare a Riviera per 4 anni. Nel 1956/57, Gottarelli viene trasferito a Pieve di Gesso e insegna qui per 2 anni. Più tardi, nel 1959, viene trasferito di nuovo in una scuola elementare a Croara dove rimane per altri due anni. Ma la sua sensibilità e l’indole letterario non l’abbandonano, tutt’al più si accentua ricavando dall’insegnamento una profonda conoscenza sul disegno dei bambini. A questo proposito Gottarelli scrive: “…il mondo dei bambini è straordinariamente interessante e, mi si perdoni il termine retorico, «istruttivo» per un artista”. Dal punto di vista letterario, a vent’anni, Gottarelli, ha scritto il romanzo l’Ideale, che gli viene pubblicato durante il servizio militare a Parma, nel 1942. Un anno dopo, nella caserma di fanteria al valico del Moncenisio, dove presta servizio come sottotenente, scrive un libro di novelle, Il gioco del solitario, pubblicato a Imola. Nemmeno la guerra lo distoglie dalla passione per la filosofia. Poi, sviluppando sempre più il suo credo poetico, inizia a dipingere intorno agli anni ’50. Immediatamente dopo, nel 1953, svela la sua intima essenza con una raccolta di liriche, La pioggia in città e l’anno dopo Dove abito io, quindi, E di alberi non si è detto ancora nulla. Scrive e dipinge ininterrottamente mentre con una figlioletta di appena sei anni frequenta le migliori gallerie d’Italia, dove la bambina, di nome Grazia, espone le sue opere. E’ di questo periodo la scelta di isolarsi a vivere solamente in campagna. Il suo talento poetico viene scoperto nel 1960, dal critico letterario Giacinto Spagnoletti, che come presidente della giuria del Premio Cervia assieme a Giuseppe Ungaretti, lo proclama vincitore. Nella motivazione del Premio, Spagnoletti dice, a proposito dei suoi versi: “si tratta quasi di appunti irosi dettati da una disperazione stenografica, intrecciati di fissazioni implacabili in un discorso tutto orami poeticamente risolto in sottolineare violente sulle ragioni d’una libertà totale, non più procrastinabile”. Da Bologna, dove abita in Via Senza Nome, Gottarelli si trasferisce nuovamente e dal 1965 al 1967 abita in una casa lungo le rive del Sillaro, nei pressi di Castel San Pietro Terme (BO). Qui scrive il poemetto Il paese del diavolo, mai pubblicato. Nel 1967 abita ad Ozzano dell’Emilia, ed insegna nella frazione imolese di Zelo. Due anni dopo, pubblica la raccolta di poesie “Pomeriggio degli avverbi”.  La conoscenza e l’amicizia con Spagnoletti continua, e l’importantissimo critico letterario presenta più tardi, con un’impegnata introduzione, il libro di liriche dal titolo “La bambina e la rivoluzione”, pubblicato nel 1971. Per quanto riguarda la sua attività pittorica, risale al 1960 la prima mostra personale tenuta a Faenza (RA), cui seguirà nel ’66 a Parigi una rassegna che sarà frutto di maturazione e che gli procurerà l’invito al “Salone di Maggio” (Salon de Mai) a Parigi. Il suo amore per la natura lo porta a spostarsi ancora, senza tregua, da una abitazione all’altra, finché si ferma nella zona di Pediano (Imola) e qui rimane per circa due lustri, in una casa isolatissima, dove tenta un allevamento di cavalli, ed è di questo periodo la pubblicazione del romanzo L’amore al rallentatore. Di qui, nel 1977 si sposta ancora, in una casa senza luce e senza gas, alle Vallette, in Via Valsellustra, territorio che si trova all’estremità occidentale della Romagna, oggi suddiviso fra tre comuni Imola, Casalfiumanese, Dozza. Qui vive in un isolamento proverbiale e sempre qui si dedica totalmente, benché abbia iniziato molto tempo prima, a scrivere sotto forma di diario, una raccolta di lettere filosofico-amorose, che pubblicherà nel tardo 1981 col titolo “Lettere Inutili”.  La stesura del libro ha impegnato Gottarelli per una decina di anni. In quest’ambito, il suo pensiero e la sua prosa acquistano una profondità nuova; le sue passioni trovano in questa prosa l’eco di una dimensione esistenziale con una forte profondità e continua tensione degli stati d’animo.

Siamo dunque nel 1981, anno in cui Gottarelli si trasferisce definitivamente dalla campagna imolese in città e in particolare in via Spaventa al nr. 5, dove ci rimane fino alla morte. Benché abiti poco lontano dal cento di Imola, il suo pensiero e la sua poesia non vengono disturbati, all'opposto, acquistano una interiorità che lo sposta dalla sua dimensione impressionista. Tonino Gottarelli, porta avanti questa ambivalenza artistica dello scrivere e del dipingere con lo stesso fervore e ottiene risultati importantissimi nei due campi e si può dire della sua poesia che è una «pittura parlante» e della sua pittura una «silenziosa poesia».  Nel 1986 vediamo Gottarelli protagonista del film “Storie di donne” nel ruolo di docente dell’Accademia delle Belle Arti, regia Donatella Raffai, girato per la RAI-TV. Tre anni più tardi, nel 1989, uscirà la splendida raccolta di poesie Vita di un’idea con la quale vince il primo premio Lions Club, a Milano. Seguiranno Riassunto del cielo un libro pieno di passeggiate e quesiti metafisici e Pensieri in prospettiva, opera che non tradisce la passione di Gottarelli che via via si indirizza verso tutto ciò che è pensiero meditativo, come pure verso i grandi problemi della società umana.

Nel 1995 esce il volume Musa a domicilio, opera questa che raccoglie lo spirito contemplativo di chi sa ancora «sentire» e «vedere» con gli occhi; ma la sua saggezza ritrovata lo rende sempre più isolato. Lo troviamo nella solitudine ormai consueta a scrivere e dipingere le opere più importanti, immerso in una ricerca intensa ma sempre consapevole. Nel frattempo, fa tantissime mostre in Italia e all’estero. Da non tralasciare l’atto di generosità verso la sua città, a cui è stato sempre estremamente legato, quello di aver creato nel 2002 la Fondazione Centro Studi che porta il suo nome e ha come compito e vuole testimoniare il suo percorso poetico e pittorico.

E qui voglio dar voce a Thomas Mann, che scrive in Morte a Venezia: “…è certo buona cosa che il mondo conosca solo l’opera bella, ma non le sue origini, le circostanze della sua nascita; perché la conoscenza delle fonti dalle quali l’ispirazione è scaturita lo turberebbero, lo riempirebbero di sgomento, annullerebbe gli influssi dell’Egregio!”. Il che vuol dire che di un artista è meglio non conoscere troppo la vita.

Tonino Gottarelli si spegne ad Imola il 20 febbraio del 2007.                                                                                                                                                                                Mariana Campean  

           

VEDI LE OPERE DI TONINO GOTTARELLI

Io ho il mio mondo, s’è fatto adulto a poco a poco con me

(Tonino Gottarelli )

 PRINCIPALI RASSEGNE DI TONINO GOTTARELLI

1960 – Prima personale a Faenza;

1960 – Espone presso l’Hotel Real Fini di Modena dal 16 al 31 maggio con presentazione di Armando Montanari;

1961 – Mostra assieme a Giorgio Merli nel Circolo ricreativo Enal di Imola dal 7 al 22 giugno; Personale a Faenza – Sala “Baccarini” dal 30 aprile al 12 maggio.

            Mostra collettiva: al Palazzo Sersanti di Imola dal 24 settembre al 8 ottobre;

1964 – Mostra alla Galleria della Bottega a Bologna dal 30 dicembre al 13 gennaio;

1966 – Mostra collettiva a Parigi e personale a Castel San Pietro Terme alla Galleria “Il Cavaletto” – dal 9-25 aprile;

1967 – Mostra collettiva al Gran “Salone di Maggio” a Parigi; espone alla Galleria Le Muse, Bologna;

1968 – Espone insieme con Angelo Biancini alla Galleria Cavalletto di Castel S: Pietro Terme (BO). Dal 26 dicembre al 4 gennaio espone alla Galleria d’arte Le Muse

            di Bologna;

1970 – Interpreta in una mostra a Lugo di Romagna (RA) il Risorgimento italiano con una serie di collage presentati con il titolo: “La Storia del libro di Storia”;

1972 – Personale presso la Galleria d’Azeglio di Bologna dall’8 al 20 gennaio;

1973 – Mostra personale alla Galleria Lame di Bologna;

1974 – Personale alla Galleria d’Arte “La Bottega” di Bologna; Mostra alla Galleria d’Arte “dei Giovani” , Imola;

1975 – Espone a Castel San Pietro Terme dal 9 al 23 ottobre;

1976 – Antologica all’Auditorium di Imola dal 31 gennaio al 29 febbraio;

1977 – Esposizioni nelle Gallerie Lame e Farini di Bologna;

1978 – Mostra di collages alla Galleria Meridiana, Bologna;

1979 – Mostra alla Galleria Farini, Bologna;

1980 – Espone alla Galleria Le Noci di San Lazzaro di Savena (BO);

1981 – Lavora per la scenografia dell’edizione “Piazza Maggiore di Notte” a Bologna. Nello stesso anno espone e presenta il libro “Lettere Inutili” presso

            Il Capannone Centro d’Arte a Osteria Grande (Bologna), dal 27 settembre al 12 ottobre;

1982 – Mostra personale “Enigma e silenzio” nella Biblioteca Comunale di Castel San Pietro Terme (BO);

1983 – Antologica all’Auditorium della Cassa di Risparmio di Imola;

1984 – Personali a Udine, Bologna e Milano;

1985 – 40 opere dal 1970 al 1984 in mostra alla Casa dell’Arte di Sasso Marconi (BO) assieme a Carlo Carrà e finalista al premio di pittura “Cattabriga”, Bondeno (FE);

1986 – Vince il premio al concorso “Incontro” di Palermo; Mostra nel Palazzo Municipale di Bondeno ed a Partinico (PA). Collettiva a Palermo curata da Pasquale

            Bucci. Personale al Centro d’Arte Marino di Imola;

1987 – Personale presso la Galleria Ghelfi di Verona;

1988 – Mostra alla Galleria SeveriArte di Bologna con presentazione di Vittorio Sgarbi; Mostra alla Rocca Sfrozesca di Imola;

1989 – Arte Fiera di Bologna e Bari. Espone alla Galleria Sigismondo, Rimini; finalista Premio letterario Teramo di Teramo;

1990 – Partecipa al Premio Suzzara (MN); Arte Fiera di Bologna; mostre a Milano,    Verona e Rimini. Vince il premio di pittura “Master”, Ferrara; viene invitato varie

            volte alla trasmissione televisiva “Maurizio Costanzo show”;

1991 – Si tengono una serie di rassegne presso la Galleria Il Gianicolo, Perugia, Accademia Cattani, Bologna e Galleria Filippin, Milano;

1992 – Espone a Lucerna (Svizzera) e Galleria Viviani, Pisa;

1993 – Dozza (BO): Biennale del Muro Dipinto; Mostre a Caerano San Marco (TV), Istituto di Cultura casa “G. Cini”, Ferrara, Galleria Ghelfi, Montecatini Terme;

1994 – Mostra alla Galleria Forni, Bologna;

1995 – Espone alla Galleria Monteforte, Forte dei Marmi, a Pisa e Milano;

1996 – Arte Fiera di Bologna; Mostra alla Casa dei Carraresi (TV), alla Galleria Il ritrovo degli artisti, Trento. Mostra nella Galleria Spazio Lanzi, Bologna;

1998 – Arte Fiera di Bologna; Mostre al Club La Meridiana di Formigine (MO), Galleria Gagliardi, San Gimignano, al Lingotto di Torino e Accademia Cattani, Bologna;

1998 – Partecipa alla Kunstmesse di Düsseldorf (Germania);

1999 – Arte Fiera di Bologna e collettiva a Perugia e Pisa; Mostre al Club La Meridiana di Formigine (MO), Galleria Gagliardi di San Gimignano, Galleria Puccini, Ancona

2000 – Partecipa alla Miami Art 2000, Fiera internazionale di Miami Beach (USA); Rassegna dal titolo “La poesia si fa immagine” ai Chiostri del Museo S. Domenico

            di Imola (BO);

2001 – Rassegna personale in San Giorgio in Poggiale, sede delle Collezioni di Arte e Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Partecipa alla Fiera

            Lineart Gent (Belgio). Mostra presso la Sala XC Pacifici, Forlì;

2002 – Arte Fiera di Bari e Padova e tiene una personale presso la Galleria Mentana a Firenze con il patrocinio del Comune di Firenze. Con una mostra presso il

            Circolo Virtus di Bologna, ricorda l’amico Orlando Sirola. Mostra personale al Circolo del Castellazzo, Parma. Nel novembre e dicembre 2002 espone presso

            la Galleria Comunale d’Arte Ex Pescheria a Cesena e nell’occasione il Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna ha riconosciuto il valore culturale

            della manifestazione ed il prestigio artistico acquisito negli anni da Tonino Gottarelli, attribuendo una targa ed un trofeo;

2003 – Nel mese d’aprile viene invitato nel Granducato del Lussemburgo ad esporre nelle sale del Circolo Munster; nel successivo mese di maggio partecipa

            alla rassegna “Vernice” nell’ambito della Fiera di Forlì. Espone presso la Galleria Il ritrovo degli artisti a Trento nel mese di novembre e nello stesso mese

            partecipa con un’ampia esposizione alla Fiera d’Arte Contemporanea di Forlì;

2005 – Mostra alla Galleria Il caminetto di Bologna. Nel mese di giugno, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura di Rimini, viene presentata una rassegna di

            oltre 70 dipinti presso la Sala delle Colonne. Poco più tardi, nel mese di novembre il Comune di Cesena assieme alla Fondazione, organizza presso la

            1Galleria d’arte Comunale, un’esposizione che racchiude gli ultimi trent’anni d’attività dell’artista, dal titolo “Respiri di poesia”;

2006 – Mostra alla Galleria Il ritrovo degli artisti a Trento. Arte Fiera di Padova e Forlì;

2008 – Mostra a Lugo di Romagna ed alla Galleria Il ritrovo degli artisti a Trento;

2010 – Espone all’Accademia Cattani di Bologna;

2013 – Mostra alla Galleria Fondantico di Bologna;

2017 – Mostra a 10 anni della scomparsa di Tonino Gottarelli al Museo San Domenico di Imola a cura di Claudio Spadoni.

PUBBLICAZIONI LETTERARIE 

1942 – Il primo romanzo “L’ideale” (ed. Tip. Riunite Donati, Parma);

1943-   La raccolta di novelle “Il Gioco del solitario” (ed. P. Galeati di Imola);

1953 – La raccolta di liriche “La pioggia in città” (ed. U. Guanda, Modena);

1954 – Pubblica il volume di poesia “Dove abito io” (ed. Gastaldi, Milano);

1955 – Pubblica il libro di poesie “E di alberi non si è detto ancor nulla” (ed. Gastaldi, Milano);

1960 – Viene premiato da Giacinto Spagnoletti e Giuseppe Ungaretti al premio Cervia con la raccolta di liriche “Ieri e oggi” (ed. Rebellato, Padova);

1962 – Finalista al Premio letterario dell’Avanti di Bologna;

1967 – Pubblica in edizione d’arte il poemetto del mare “La botte di Diogene” (ed. Galleria Le Muse di Bologna);

1969 – Pubblica la raccolta di liriche “Il pomeriggio degli avverbi” (ed. Il Cavaletto, Castel S.Pietro Terme (BO);

1971 – Premio Gatti con il libro di liriche “La bambina e la rivoluzione”, con la presentazione di Giacinto Spagnoletti (ed. Rebellato, Padova);

1973 – Esce il romanzo “L’amore al rallentatore” (ed. Rebellato, Padova);

1981 – Pubblica il libro d’arte “Lettere Inutili” (ed. La Fotocromo Emiliana, Castel S. Pietro Terme);

1982 – Premio di poesia “E. Nicolardi”, Napoli;

1984 – Finalista al premio letterario di poesia “Città di Bologna”;

1986 – Finalista al premio di poesia Lioness Club di Milano con una silloge inedita;

1989 – Raccolta di liriche “Vita di un’idea” con la quale vince il primo premio a Milano. (ed. Ghelfi, Verona);

1990 – Pubblica i saggi psico-filosofici “Riassunto del cielo” (ed. Ghelfi, Verona);

1991 – Inizia la progettazione e stesura del volume “Le pagine”, opera inedita;

1991 – Seconda edizione di “Lettere Inutili (e qualche altra cosa)” (ed. Ghelfi, Verona);

1992 – Esce il volume di riflessioni ed aforismi “Pensieri in prospettiva” (ed. Tipografia Fanti , Imola);

1995 – Pubblica il volumetto di brevi racconti  Musa a domicilio” ( ed. Tipografia Fanti , Imola);

1996 – Terza edizione delle “Lettere Inutili” (ed. Spazio Lanzi, Bologna).

 

Tonino Gottarelli  - Breve antologia critica

Giacinto Spagnoletti

Presentazione del volume “La bambina e la rivoluzione” – Ed. Rebellato 1971 

Avevo giurato a me stesso di non fare più prefazioni a libri di poesia. Motivi di stanchezza? Forse. Per quasi vent’anni, dall’inizio della mia giovinezza, come molti amici ricordano, mi sono accanito in suggerimenti, in letture e interpretazioni di poeti contemporanei, in lavori antologici… e giunge il momento in cui ci si accorge che ad ogni stagione della propria vita corrisponde un centro di interessi destinato a mutarsi nella stagione successiva. Oltre a questi motivi di carattere personale, non ne mancano altri di ordine generale. Non c’è bisogno credo, di uno speciale radar per accorgersi che ogni tentativo di intromissione, di presentazione o di avallo a chi pubblica versi diventa oggi sempre più vano di fronte all’offensiva della pubblicità diretta, e questa a sua volta viene soffocata dall’attacco dei mezzi audio-visivi capaci di stroncare il tradizionale rapporto istituito dal poeta col lettore da persona a persona.

Se dunque adesso mi provo a parlare del libro di Tonino Gottarelli – il cui titolo sembra riassumere il tema di fondo di uno dei capolavori di Bernanos, Les grands cimétières sous la lune – è perché fin dal 1961, cioè da quando presentai per lo stesso editore la raccolta “Ieri e oggi”, mi sembrò di aver fatto una scommessa sul futuro del poeta. “Il suo genere indisciplinato – scrivevo allora – quell’impressionismo del tutto gratuito su cui si è fermato per tanti anni, forse è finito. In sede percettiva il poeta sarà ugualmente felice, in fatto di comunicazione più risentito, umoroso, colorito”. E aggiungevo: “Egli, siamo certi, ci racconterà attraverso le immagini delle storie, verrà avanti non solo con la sua sensualità, ma con la sua penetrazione psicologica”.

Non avevo indovinato il contenuto di queste “storie”, né potevo sporgermi allora sul versante anarchico-ribellista, dove si è accampata la nuova parola di Gottarelli. Una raccolta intermedia, La botte di Diogene, già fissa un topos sicuro, “la botte”, come un incantesimo dal quale far sgorgare la scoperta del mondo e la sua verifica (“può sfuggirmi il perché della vita – ma non la lingua dei grilli”). Nelle zone delle percezioni, Gottarelli fa dei passi avanti per superare il suo radicale impressionismo, il piacere di godere la sacralità della natura dalla nascita alla morte di ogni pur minimo abitante del mondo, di cogliere la gestazione delle albe e dei tramonti, di calarsi nel cuore degli elementi. E come? Fiutando, mordendo, saltando nella botte, uscendo fuori metaforicamente dalle sue prospettive sintoniche, reinterpretando a modo suo lo spazio visivo, azzardando in questi collages poetici, molto simili a quelli messi in atto nella sua tecnica pittorica, l’ipotesi di un attrito sarcastico fra l’istinto di vedere e quello di capire: una specie di giuoco pluridimensionale eccitante ed eccitato dove il fatto formale non è più fine a se stesso e implica dei “divieti” come delle verità da appurare, nell’ambito della coscienza. (…)

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Giorgio Ruggeri

 “Sogni, rimembranze e foglie morte nei quadri di Tonino Gottarelli”

Catalogo mostra Galleria “Casa dell’Arte” (Sasso Marconi) - 1984

Tonino è un'anguilla innamorata. L'osservi filare sognante e solitario nella luce che fa specchio e si rifrange, ma non pensare di poterlo afferrare onde mettergli addosso un'etichetta. Quale? Pittore, Poeta, Filosofo, Sognatore, Forbito Dialettico? Se cerchi il pittore ti trovi fra i piedi il poeta; se insegui il filosofo scopri il dottor sottile; se ascolti il sognatore avverti la presenza di un perenne innamorato non sai se della natura o delle celesti creature che abitano il pianeta. Adesso è però gioco forza incastrare il pittore, soltanto il pittore, e vedercela fra noi.

Lo inseguo da molti anni e sempre mi ha incantato la sua costante disposizione a saper guardare le cose con l'occhio del poeta. La linea grigia o azzurra all'orizzonte l'esempio è suo gli sembra un divieto oltre il quale solo a lui è dato di guardare, e quella linea come non accorgersene? - corre sulla tela con tenerezza infinita. Lui stesso dice di andar perfezionando il suo destino salvando foglie e fiori veri, dimenticati nel fondo dei fossi o dei cassetti, per incollarli nei collages o dipingerli sulla tela.

I paesaggi, le marine, le dolci colline della sua Romagna, i fiori, le foglie morte, ogni suo intervento grafico o pittorico porta il segno inconfondibile di una limpida personalità. Estraneo ad ogni tendenza vecchia o nuova, il solitario pittore imolese sembra voler seguire soltanto i suoi sogni, i suoi ab- bandoni, gli uni e gli altri traboccanti dal fondo di una esistenziale malinconia. Talvolta, è vero, indulge a concessioni letterarie; più spesso si rivela in- vece, con autorità, pittore dal segno elegante, di buona educazione figurativa, anche impaziente nella sintesi del gesto espressivo; padrone di una tecnica esercitata. (…)

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Efrem Tavoni

Mostra di Tonino Gottarelli – Galleria La casa dell’Arte – Sasso Marconi (Bologna) - 1985

(…) Tonino Gottarelli è un nome caro alle genti di Romagna, la sua terra; anche se gli va un po' stretta perchè come artista e poeta si considera cittadino del mondo.

I suoi quadri nascono da un costante stato di grazia che sembra connaturato al suo animo gentile. Non distraetevi nel guardarli: scoprirete facilmente il sottile lirismo di questo poeta della penna e del pennello, restandone subito affascinati. Non stupitevi se il nome dell'artista non è risonante. Il nostro paese, per fortuna, riserba sempre sorprese. Esistono ancora pittori che operano in silenzio, lontano dal clamore delle mode e della pubblicità, seriamente impegnati nella ricerca di una loro e nostra verità poetica.

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Alessandro Mozzambani

presentazione Quaderni “Artisti Italiani d’oggi” Nr. 500 – Ed. Ghelfi - 1988

Nel caso del pittore imolese Tonino Gottarelli rimane evidente il cuneo di sostegno (e di perforamento) del poeta contemporaneo che alberga nel pittore finché il pittore vive insieme al poeta. Ci avverte infatti Giorgio Ruggeri – in un bel testo intitolato Se il poeta scopre il colore della rosa – che nel caso di Gottarelli “il poeta e il pittore si pongono a tali punti di equidistanza da non riuscire a capire chi prevalga; non si riesce a stabilire se sia un poeta che dipinge o un pittore che scrive versi”.

 Ma Gottarelli supera da par suo, con noncuranza quasi, il problema nella sua “impasse” dialettica, e lo fa proponendoci quadri dipinti, o altrettanto “scritti” con l’efficace disinvoltura di un segno che traccia confini al quadro, nel contempo allargando la sua capacità di inglobare lo spazio dipinto nella fisica rispondenza di quel disegnare calligrafico e altresì somatico. Non servono allora perizie grafologiche, ma una serie di aderenze, di simpatie, di accensioni di curiosità: quando il segno regge lo spazio dell’immagine, o quando, invece, il quadro appena accennato o fisicamente definito, celebra lo scatto del polso che così meraviglia la sua improvvisazione (che, però, nel primo piano diventa elemento fondamentale e che domina, ben oltre le intenzioni, il messaggio visivo, la sua dolce violenza didascalica, la sua fragranza: che invitano al minimo avvertimento, alla celia accennata ma dall’evidenza della metafora solenne). A quel punto la tentazione verso il poeta, o d’altro canto dalla parte opposta del pittore, non ha più ragione d’essere in quanto la pittura sa dare ad ambedue nella sua proprietà immensa la parte di primato e di conseguente amalgama successivo, e determinante alla pari del massimo, adesso, dei risultati e delle risultanze sia critiche che emotive o espressive. (…)

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Marcello Venturoli

“Come se il paesaggio fosse da inventare”

da Presentazione monografia Mondadori – 1990 

Nell’apparente raptus pittorico che specchia uno sguardo (ha scritto l’artista seduto sull’altra faccia della luna dell’attimo fuggente: “la pittura è il segno indiscutibile d’uno sguardo”) Tonino Gottarelli allinea una serie di pagine liriche, che sulle prime rassomigliano molto l’una all’altra per la comune tensione, per la sorgiva irruenza espressionistica. Soltanto chi ha attraversato interi continenti di pittura, da Permeke a Rotkho, da Appel a Schifano, sa bene che il gesto non assomma quasi mai nel gesto successivo lo “sguardo” gettato sulle cose. E, dall’altra parte, il metodo di Gottarelli non è soltanto quello dell’espressionismo astratto, perché basta avere sotto gli occhi un gruppo di suoi lavori, magari eseguiti nello stesso anno, per avvertire che il taglio “classico” dei suoi paesaggi precede quello della architettura polivalente di impressioni, e che queste impressioni, ora affidate interamente alla effusione materica (Come se il paesaggio fosse da inventare è un suo titolo davvero significativo), materia che si colloca a fare un tessuto cromatico particolare mosso, irto, impennato e franante: ora nella maggiore definizione di qualche particolare, che costituisce, come appunto Gottarelli autocommenta Una sorpresa nel luogo, e cioè nell’habitat quasi atemporale la presenza della civiltà, il segno dell’oggi sotto forma di sommari cartelli segnaletici, qui zebrature di triangoli, cerchi di divieti appaiono però, appunto, come “sorprese”, un granello nella pupilla che magari è andato via, l’occhio lacrima cromie dolci e sfumate, ma il segno preciso di quel corpo estraneo resta.. E se per taluni segno, materia, vuoti e pieni possono stridere, per altri, e sono i più, i vari termini della sua dialettica fanno un sapore, dita a indicare cose diverse, che chiudendosi diventano un pugno. (…)

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Franco Basile

“Vista Grande” 

Presentazione catalogo mostra Galleria Forni - Bologna – 1994

Nell'opera di Gottarelli permane, tra parola e immagine dipinta, una comune radice, quasi un lirico illetrisme che si avviluppa al colore per dare misura ai granelli usciti dalla macchina del tempo. Scrivere e dipingere, raccontare le cose come in una favola raccolta per strada e spingere l'occhio in un mare senza orizzonti, lontano, ben oltre il dato fisico per vivere una poesia che è un'ubriacatura tra brani di lettere e schegge di tavolozza, per comporre un dipinto che è l'estratto di un sogno dove le linee e i valori cromatici sono elementi che parlano con gli accenti della scoperta, liberati come sono da ogni funzione illustrativa. E se l'artista si sente bloccato da antinomie che paiono insuperabili, se il riverbero di un remoto accordo non basta per rendere esplicita un'annotazione sentimentale, ecco la magia del dato elegiaco, sia esso una risultante segnica o un'accezione cromatica. Per cui non resta che la semplicità di una parola qualsiasi da applicare alla tela, non resta che toccare le corde dell'espressività per collocare in uno spazio aprospettico quei granelli che nella composizione si fanno parvenze di nuove realtà. Come alludere a una fatalità poetica nella individuazione di una componente aggiuntiva da traslare in una accesa compagine coloristica, come svolgere un'azione per certi aspetti riconducibile alla veemenza cromatica di Secam o all'inquietudine di un De Kooning, laddove il tratteggio denuncia la volontà di non indulgere nei dettagli e nella specificità.

Paesaggi non risolti, che non propongono una definizione del reale, visioni d'atelier, fiori e nature morte simili a cifre di enigmi palpabili e che diventano attrazioni private di un mondo altrettanto privato. Tutto è motivo di analisi e di meraviglia per Gottarelli che da una bava di vento, come da un'ombra, sa trarre motivi da trascrivere coi toni dell'incanto. La vita srotola un infinito tappeto di albe e di tramonti, il tempo corre come un treno senza freni. (…)

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Vittorio Sgarbi

“Dare una mano al sole”

Presentazione catalogo “La poesia si fa immagine” Pinacoteca Comunale Imola - 2000

“Dare una mano al sole”. È questo il ruolo nel quale Tonino Gottarelli, poeta con le parole e con i pennelli, riconosce la propria identità di pittore, individuando in essa il senso più autentico della propria arte. Un ruolo che, per chi non conosce Gottarelli, potrebbe sembrare di ambizioni titaniche, da novello Prometeo dei nostri giorni. E’ invece una cotidiana oratio di francescana umiltà, una filosofia non dei cieli, ma della terra e per la terra che è strettamente imparentata col più umano dei sentimenti della natura.

Dare una mano al sole significa, nel linguaggio dolce e suggestivo di Gottarelli, “togliere le cose dal buio”, guardare oltre quanto ci concede la vista fisica, cercare in profondità la loro sostanza sotto l’aspetto più esteriore. Dare una mano al sole significa guardare con gli occhi dell’anima. Sono ormai cinquant’anni che Gottarelli guarda e dipinge con gli occhi dell’anima, facendo di questa esperienza un motivo di vitale necessità non solo per la propria arte, ma anche per la propria esistenza. Non ha bisogno Gottarelli, di guardare Caspar Friedrich per concentrare la propria riflessione sulla natura, allo stesso tempo esistenziale ed estetica. Non ha bisogno dello shock emotivo che genera la cognizione del sublime per interrogarsi sui massimi sistemi.

La natura di Gottarelli, così apparentemente semplice, così comune nella sua omologazione alla semiologia della civiltà moderna (i cartelli stradali, i pali della luce che campeggiano in tanti dipinti dell’artista), così lontana da qualsiasi ragione di inquietudine, sembrerebbe definire quasi una dimensione dell’anti-sublime rispetto a quella dei paesaggisti romantici. Ma sarebbe una contrapposizione, questa fra sublime e anti-sublime, che rischierebbe di creare fratture fra Gottarelli e i suoi teorici precedenti. (…)

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Alberto Bretoni

“Gottarelli scrittore”

da Presentazione catalogo “La poesia si fa immagine” Pinacoteca Comunale Imola – 2000

... Chi è Gottarelli scrittore? (...) È un artista colto e formato anche sul piano accademico. La sua è una scrittura che usa il linguaggio in un modo che ha ancora le tensioni, qualche volta le esagerazioni, la messa a nudo di un cuore, ma che tende già a forme più ordinate, mira a dare e costruire delle prospettive, ed a porre in rapporto un’individualità sensibile, che sente, percepisce e si lascia, come una lastra fotografica, impressionare dal fenomeno del mondo. Dentro questa nuova prosa, tesa, nervosa e rapida si colloca la scrittura di Gottarelli. Certamente in Gottarelli, c’è questa capacità, questa dinamica, da una parte di movimento impressionistico di registrare ciò che appare nell’istante, nel momento che è fuori di noi, nella realtà; e dall’altra c'è una tensione opposta, di gusto espressionistico, quella di far parlare il particolare. È la capacità di tenere in equilibrio e di rendere espressiva questa tensione fra gli opposti, che è all’apparenza una contraddizione nei veri artisti, è una qualità nuovamente dinamica. E la sua scrittura di Gottarelli va proprio in questa direzione. (...) Ciò significa che Gottarelli è uno scrittore che non aveva sulla pagina delle certezze su cosa dire e come dire, ma è uno scrittore che si apre alla possibilità anche istintiva, purché quest’istinto inquadri una visione della realtà, incornici una presa di posizione consapevole sulla realtà e della realtà. (…)

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Marilena Pasquali

“Respiri di poesia”

Presentazione catalogo “Respiri di poesia” Galleria d’Arte Comunale Cesena - 2005

            Ogni volta che mi trovo davanti ad un’opera di Tonino Gottarelli provo una impressione immediata di pacatezza serena che vale in quanto accettazione consapevole della vita, comunque bella anche se irta e difficile come una corsa ad ostacoli. Anzi, i dipinti dell’artista romagnolo aiutano a comprendere come sia possibile gustare appieno la vita senza dover forzatamente partecipare a questa corsa quasi sempre spietata, per ritagliarsi piuttosto una propria nicchia di riflessione e di saggezza che non esclude a priori il dialogo con gli altri ma che esige rapporti autentici, relazioni profonde, incontri veri.

            Il terreno di incontro con Tonino è quello della poesia, da lui tradotta ora in immagini ed ora in parole, sempre per brevi respiri sull’orlo del silenzio.

Le sue strade che si perdono nell’altrove, dietro l’orizzonte di una curva; i suoi fiori concentrati nella levità di un petalo; le sue carte intrise di colore che sembrano sollevarsi l’una dall’altra per lasciare a poco a poco traguardare qualche briciola di un diverso, più profondo reale; certi appunti tracciati con mano leggera sul corpo stesso della tela, segno che sottolinea la magia del colore e pare volerla trattenere mentre tutto va sfumando nella luce: tutto nell’opera di Tonino racconta della sua ormai lunga “convivenza con la vita” che trova nelle pieghe più segrete del quotidiano -i semplici, quasi sparuti oggetti d’atelier,  i paesaggi ricreati nella memoria, un mazzo di fiori che lentamente sfiorisce toccato da un ultimo raggio di sole- la sua giustificazione espressiva, la sua ragion poetica. (…)

                                                                                                                                                                                          ______________________________

Claudio Spadoni

“Gottarelli: La visione-emozione”

Presentazione catalogo “Il colore dell’anima” Museo San Domenico Imola - 2017

“Per me è più facile dipingere che scrivere, ed un'emozione preferisco di regola renderla attraverso la pittura. Dipingo con estrema immediatezza, e potrei paragonarmi a quegli scrittori capaci di scrivere cinquanta pagine in due o tre ore, senza mai interrompersi.” Sono già enunciati, in queste parole di Gottarelli in risposta a una domanda di Paolo Levi, alcuni caratteri fondamentali della sua pittura. (…) Detto in breve, un'emozione da trascrivere per immagini, colori, forme, con l'immediatezza, la spontaneità, la rapidità del gesto pittorico, della pennellata che scorre, indugia per un attimo, sfiora la superficie come sospinta da una folata di vento, o si addensa fissandosi sulla tela o sul foglio. (…)

Per cogliere la sola realtà possibile, quella della superficie, appunto: “una sorta di velo privo di profondità”, come scriveva lo stesso Gottarelli, secondo quello che chiamava “il punto di vista”. E diciamo subito, il punto di vista di un filosofo e insieme di un bambino. Perché in Gottarelli le due figure quasi paradossalmente fanno tutt'uno. In questo sta l'originalità dell'artista e dell'uomo, sicuramente al di fuori delle convenzioni, delle regole del gioco soprattutto di questo nostro tempo. Poteva parlare di Nietsche, Groddeck, Reich, e insieme affermare con molto candore d'essere un pittore che voleva solo essere pittore, con l'obiettivo di fare semplicemente dei bei quadri, non dettare dei paradigni estetici. Un'affermazione all'apparenza quasi disarmante, che amava ricordare; ma presa da Kandinsky e certo con la consapevolezza che in bocca ad un pittore-teorico come il russo aveva tutta l'aria di un ossimoro. Uno dei tanti ossimori su cui ha fondato buona parte della propria storia l'arte contemporanea.  Gottarelli diceva di non andare oltre la superficie delle cose, che poi sarebbe a dire, sostanzialmente il paesaggio o la natura morta, poiché la sua pittura è per lunghi tratti quasi svuotata della figura umana, salvo qualche rara apparizione. (…)

Altre volte   pittura e collage si spartiscono porzioni di spazio con un sorprendente risultato di osmosi, o finendo per rimarcare invece un rapporto fra diverse qualità materiche. Da scandagliare, scoprire, come tutta la pittura di Gottarelli, quali momenti di una visione-emozione ricercati e vissuti ogni giorno con incorrotta sincerità e filosofico candore.

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