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Cesare De Toni nasce a Venezia nel 1949. Si diploma a Liceo Artistico e frequenta la facoltà di architettura, che lascia dopo due anni per dedicarsi completamente alla pittura. Con rapida maturazione la pittura di De Toni elimina i residui accademici, giungendo a forme nuove e personali. Nei primi anni 70 elabora un  stile pittorico il “CURVISMO”: un modo di espressione in cui la prevalenza delle linee curve non è soltanto un ritrovato tecnico, ma una maniera particolare di vedere e di esprimere la realtà. Alla pittura astratta De Toni arriva dopo un lungo confronto con le esperienze aniconiche dell'immediato secondo dopoguerra. Questo personale dialogo con la storia della pittura gli ha permesso di elaborare molteplici soluzioni artistiche, non certo estranee alle proposte dei molti precursori e pionieri dell'astrazione, ma neppure come semplici appendici o continuazioni di esperienze altrui. L'esercizio della pittura e il costante dialogo con altre esperienze astratte europee, gli hanno permesso di dare una certa originalità alle sue opere. De Toni si cimenta, criticamente, in una ricerca alquanto originale: isolare le curvilinee da ogni immagine reale e da ogni possibile interpretazione figurale, conquistando così dei nuovi e armoniosi rapporti con lo spazio. 

2020. Attraverso un lungo periodo di riflessione, alternando momenti di sperimentazione con lunghi periodi di meditazione, l’attenzione di De Toni si concentra su un percorso compositivo, che guarda alla geometria euclidea, con particolare attenzione alla sezione aurea e alle teorie numeriche della ripetizione del segno, adottando il metodo della sequenza Fibonacci, principi che gli permettono di rappresentare al meglio il proprio concetto di armonia. Un ragionamento matematico che si trasforma in percezione visiva, si materializza tramite un linguaggio pittorico personale, capace di comunica un messaggio di straordinaria bellezza ed ottimismo. La scelta della superficie monocroma e il progressivo abbandono dei chiaroscuri, rendono le dinamiche strutture arcuate  un corpo unico con la superficie, uno spazio puramente bidimensionale. E’ una sintesi naturale radicata nella individuale capacità di un continuo modificarsi della composizione, formata da miriadi di molecole dai colori, timbri, toni variabili, effetti che hanno la finalità di coinvolgere i sensi, l'animo e la mente. De Toni ha elaborato così uno stile maturo e personale che gli permette di materializzare una realtà fenomenica viva, prodotta da una struttura articolata, vivace e nello stesso tempo movimentata. È un segno limpidamente coloristico dettato da una solida progettualità che respinge ogni possibile ripensamento. Un segno che ha la purezza delle origini; è un segno di intensa vitalità. Le vibrazioni cromatiche, originate dalle sapienti velature, diventano così una caratteristica di un parallelo percorso con le recentissime opere, che invece si affidano al solo colore nella dialettica tra presenza e assenza. L'assenza del colore, in alcune parti della superficie, disegna curvilinee acromatiche che interrompono la continuità del campo pittorico, per allargarsi percettivamente al di là dei margini provvisori della superficie.  L'effetto di atonalità coloristica, che Cesare De Toni ricerca, supera ogni idea di temporalità; un'ansietà percettiva che elimina ogni centro focale e dà nuovi sviluppi all'astrattismo. Presenza e assenza sono due concetti che, nel loro alternarsi riaffermano, alla stregua di Matisse, l'essenza bidimensionale della superficie, senza però porre alcun il limite all'espressività del segno; la sua linea curva, attraverso il susseguirsi di colore e non colore, propone un'idea di movimento che oltrepassa lo spazio e il tempo.

 

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